Antonio Gargiulo Blog |
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postato da Dragossido alle ore 18:50
Innanzitutto... Vorrei ringraziarvi tutti per i saluti e la costante presenza sul mio blog anche quando non ero qui. Il viaggio a Roma è stato davvero utile per distrarmi dal lavoro che ho terminato il 10 novembre. Ho approfittato del soggiorno e ho anche prolungato di un giorno per sostenere anche un paio di colloqui di lavoro. Roma mi piace tantissimo e non mi dispiacerebbe affatto trasferirmi lì... Speriamo bene!
Eh si.... Speriamo bene! ... Per il seguito del racconto, ho pensato di utilizzare una poesia di Fil
L'Imperatrice Bambina 04 Giuseppe era ancora inginocchiato sul pavimento con sguardo sconfortato, deluso e perso verso il basso. Alzò la testa verso l'alto mentre un'ultima lacrima scorreva sulla sua guancia; il suo sguardo si posò per caso verso lo scaffale in cui erano raccolti i libri di alcuni poeti. Il suo pensiero ritornò indietro nel tempo, ai tempi della scuola, quando la famiglia si trasferì dal paesello in cui abitavano nella città. Era l'ultimo anno delle scuole superiori per Giuseppe, la scuola era cominciata da due mesi e Giuseppe si ritrovò a dover affrontare professori nuovi, programmi nuovi e compagni nuovi. Giuseppe aveva una buona media scolastica ma il primo giorno a fu terribile. Al suo ingresso in classe nessuno dei ragazzi lo volle come compagno di banco e Giuseppe si ritrovò infondo alla classe in un banco doppio. Quando il primo professore fece l'ingresso in classe e cominciò l'appello, Giuseppe notò che mancava una ragazza di nome Carla e l'unico posto libero era proprio quello vicino al suo. Quella ragazza al rientro si sarebbe dovuta sistemare nel banco con lui e Giuseppe si stava gia domandando: "E se fosse cattiva come gli altri? E se mi scacciasse come hanno fatto tutti?..." In quel momento una ragazza disse alla sua compagna di banco, con aria cattiva: "Adesso quella cosa strana di Carla avrà un suo simile: Un altro coso strano!" e ridevano; e ridevano quasi a crepapelle fino a che la professoressa le riprese. A ricreazione nessuno parlò a Giuseppe che si sentì per tutto il tempo escluso, quasi come se fosse uno che avesse la peste, e tutti i compagni di classe lo deridavano. Il giorno successivo Giuseppe arrivò per primo in classe ma era triste e sconsolato, guardava il posto affianco a lui con aria dubbiosa mentre tutti gli altri ragazzi prendevano posizione. Si erano tutti messi composti e per ultima fece ingresso anche Carla. tutti dicevano: "eccola, eccola... Ecco arrivata la più terrificante delle cose terrificanti! La secchiona per eccellenza!" Giuseppe alzò gli occhi e la vide. Aveva i capelli rossi, ma un viso angelico, il corpo era stupendo e con se aveva tutti i libri e gli appunti, la guardò camminare verso di se e spalancò la bocca per quanto era bella! Rimase imbambolato fino a che lei si sedette affianco e cominciò a parlare con lui. Da quel giorno cominciò prima l'amicizia, fatta di confessioni e di racconti sulle esperienze e sui fidanzamenti passati, poi l'amore si fece spazio e li portò fino all'altare e alla gioia di una figlia. Ma il destino presentò un conto salato ad entrambe e chiese di barattare la vita di Carla in cambio della nuova vita. Giuseppe però ripensò a tutto il perido della scuola quando con Carla leggeva i poeti ed in particolare un libricino piccolo che si trovava proprio in quella biblioteca. Si mise dunque a cercarlo tra un libro e l'altro e lo scorse, si diresse verso la libreria, sfogliò e tra le pagine trovò un foglio con una poeisia di Carla che lesse con attenzione. Io, che per te ho rinunciato a mille tentazioni - io, che dopo tanto ho riprovato la stessa emozione di quando m'innamorai la prima volta, - io, piccola donna indifesa, - avrò mai il piacere di assaporare la gioia immensa che duri nel tempo, - io.... - Io che non posso stare più di tanto senza sentire la tua voce, - rimango lì a fissare quel display luminoso, - perchè arrivi un tuo messaggio d'amore, - io, che so di amarti, ma anche odiarti, - per non voler accettare il lati deviati, - trascorrerò i miei giorni a pensare, - tutte le volte che ci siamo parlati, - che ci siamo guardati, - che abbiamo riso insieme e ci siamo scontati... - Io, che odio rimanere ad aspettare, aspetterò... - E aspetterò ancora, - scuoterò la testa perchè nulla riceverò e ti amerò, - nell'immenso del mio cuore, si ti amerò! - E ti porterò nei miei pensieri, belli e leggeri... - Coglierò una lacrima, solo quando saprò che ormai -a colmare i miei giorni tu non ci sarai... - E tu lo sai, - sai che ti amo e non ti scorderai di quante volte ci siamo stretti mano nella mano, - spalla a spalla, ritrovare il sorriso in una tazzina di caffè. - Non stancare la tua mente, col pensiero di quei giorni felici... - Amami e non odiarmi per come sono... (Marystey) Carissimo amore mio, ricordati sempre che siamo tutti parte di una storia infinita e se un giorno non ci sarò più, fai in modo di credere ancora ai sogni che abbiamo coltivato insieme. Carla In quel momento dal libro uscì un fumo rosso... (continua...) servizio offerto da: Permalink | commenti (25) Commenti
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