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postato da Dragossido alle ore 09:40
sabato, 28 novembre 2009

Carissimi Amici blogger,

questa settimana propongo

solo la puntata de "La piscina"

Questo perchè ancora non ho scritto

il seguito de "L'iperatrice"

E anche nel caso de "La piscina"

questa che vi propongo

è una delle ultime che ho scritto.

Quello che avete letto

nelle ultime sette settimane

erano riproposte.

Ultimamente mi sto dedicando

ad un raconto nuovo

e sono un po' in difficoltà con i seguiti

de "la piscina" e de "l'imperatrice bambina".

Vedramo cosa mi porterà l'ispirazione

più in avanti.

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Racconto... visto con gli occhi di una donna

"La piscina 8"


Con la collaborazione di Gotulani


"Mi hai, ho... Per dinci bacco!" urlo a squarciagola e penso: -Non ho mai detto in vita mia per dinci bacco!- poi sento dentro di me una energia fortissima focalizzata in un punto soltanto, sotto lo stomaco, precisamente nell'ombelico, a qualche centimetro sotto pelle.

Un calore minuto divien fuoco vivido fin ad estendersi in un lampo, come una esplosione, come una stella che divien supernova, sento questa energia raggiungere dapprima ogni millimetro della pelle infuocandola, per poi irradiare tutto intorno a me. Il mondo sembra essersi fermato di colpo per tutti tranne me, Sandro è fermo come una statua davanti a me e guardandomi intorno vedo alcune foglie che stavano cadendo, sono ferme a mezz'aria, un uccello che stava per spiccare il volo è rimasto attaccato al ramo con le ali spiegate.

Vi è un silenzio innaturale tutto intorno come se ogni essere vivente avesse smesso di emettere qualsiasi tipo di suono fin a bloccar or anche i movimenti, i fruscii e persino i battiti del cuore.

Sento il fuoco all'ombelico scindersi in due parti distinte per allontanarsi l'una dall'altra alla stessa velocità verso direzioni opposte: una verso il basso, l'altra verso l'alto. Or dunque due fuochi bruciano distintamente in me, la prima all'altezza del petto sotto lo sterno, l'altra nel bacino.

Una energia forte comincia a irradiare dai due fuochi che propagano lampi e fulmini intorno a me producendo una sorta di capsula di luce ad ellissi creando una forma ellissoidale tutto intorno, come se io fossi il nucleo al centro di un sole e ne vedo i contorni.

Sento che posso alzarmi perché nessuno mi vedrà e non appena sono in piedi sento come avvolgere il bacino e il torace da qualcosa, le punte delle orecchie mi prudono, la parte finale della spina dorsale sembra che si stia allungando ed anche le unghie delle mani.

Vedo crescere le mie unghie, sul mio corpo appaiono un pantaloncino ed un top nero, mi tocco le orecchie e le sento appuntite e quando porto le mani sul fondoschiena, mi accorgo di aver una coda come quella di un gatto.

(fermare l'audio a destra

e schiacciare play)









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postato da Dragossido alle ore 17:07
sabato, 21 novembre 2009

Avviso importante ai naviganti:

In questi giorni, ci sono errori per commentare e per scrivere...

niente paura: ad ogni cosa c'è soluzione

ed io vi do la mia

Innanzitutto si tratta di un crash al browser

ma persisterà finchè non togliete il crash dal vostro pc.

Come? facile: bisogna eliminare la cronologia

oppure scaricare un programmino come cclean

che vi cancella anche un po' di "porcherie"

che non servono a nulla dal pc

header_2[1].gif

http://www.ccleaner.com

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Racconto... visto con gli occhi di una donna

"La piscina 7"


Con la collaborazione di Gotulani

--------

Lungo tutto il viale dal cancello fino alla mia porta d'ingresso, sono cosparse diverse ciocche di peli bianchi. Attonita rimango ad osservare quel disastro simile alla spumante scia bianca, lasciata sul mare dal passaggio di navi o aliscafi con i loro motori che rilasciano di volta in volta decine e decine di sostanze dannose ed inquinanti; allo stesso modo questa scia di peli lascia dentro di me una scia di paura dell'ignoto che alimenta un presagio di sventura terribile che era accaduto, che sta accadendo e che forse dovrà accadere da qui a poco. Mi domando cosa poteva essere successo al povero, minuto, indifeso e perenne cuccioletto di cagnolino visto che i suoi peli sono sparsi sul viale di questo giardino nel quale ho in dosso solo le mie scarpe; se il o i ladri di vestiti avevano fatto del male a quello scricciolo di cane e se si, per quale motivo, ma non riesco a trovar risposte. Se avevano fatto qualche cosa a quel frugoletto, non oso immaginare cosa può succedere a me ed in cuor mio spero che l'autore o gli autori di questo strano furto di vestiti mi abbiano almeno lasciato qualcuno degli indumenti che ho steso ieri.

Timorosa poggio un piede dietro l'altro, lentamente, cercando di far meno rumore possibile, tra le fronde e l'erba alta, nascondendomi e camminando nello spazio tra la recinzione e i fusti degli alberi in linea intorno al giardino. Stanno appena facendo capolino le prime luci ma spero che nessuno mi veda mentre cerco di raggiungere le corde dove avevo steso ieri i miei vestiti. Mi affaccio sullo spiazzarle adiacente al giardino per vedere se è rimasto qualche indumento, ma purtroppo anche dei miei vestiti stesi non v'è traccia alcuna. "Porca vacca! E adesso come diavolo faccio?" chiedo a me stessa esclamando ad alta voce, disperata poi penso: -Hei, un momento! Potrei telefonare a qualcuno per farmi portare dei vestiti!- Torno sui miei passi per rientrare in casa mentre penso a chi telefonare e cosa dire, avvicinandomi furtivamente alla porta, ma proprio quando sono a pochi centimetri di distanza, uno spiffero di vento chiude la porta in un batter d'occhio.

Guardo disperata la maniglia finta che impedisce l'apertura dall'esterno della porta ed io afferro il pomello forte e cerco di aprire dapprima a strattoni, poi con spallate, calci, pugni disperandomi sempre più. Stremata e piangente mi accovaccio davanti alla porta dopo aver strusciato con la mano sulla sua superficie. Avrei dovuto almeno coprirmi con le lenzuola, almeno ora non sarei completamente nuda, accovacciata davanti alla porta di casa senza possibilità alcuna di recuperare i cellulari o le chiavi di casa o almeno le chiavi della macchina. Piango singhiozzando quando ad un tratto... "Chi va là?" tuona una voce maschile. Faccio un balzo tra i cespugli più vicini per nascondermi e vedo avvicinarsi qualcuno lentamente che aggiunge: "Ti ho visto nasconderti nei cespugli, ti conviene uscir fuori e arrenderti prima che venga lì a prenderti!"

Nell'oscurità non riesco a distinguere chi sia ma chiunque sia, si è fermato in direzione dei cespugli dove sono nascosta e muove un passo verso di me esclamando: "Su avanti, vieni fuori! - muove un altro passo verso di me - Lo so che sei lì, ladruncolo da strapazzo! - e poi muove un altro passo - Hai ancor qualche secondo di tempo per venir fuori! - e ancora un passo verso di me - E se scopro che hai dato fastidio alla signorina Carmen, io..."

Riesco a distinguere tra le foglie che si tratta del mio vicino di casa Sandro e con voce flebile rispondo: "Sandro sono io, Carmen!"

Lui si ferma e chiede: "Carmen? E perché ti sei nascosta? Ti ho intimorita?"

Io: "No è che… ecco vedi… il fatto è che…"

E lui: "Non ti preoccupare! Puoi uscire! Sono Sandro! Mi dispiace di averti messo paura! Credevo fosse un ladro che volesse farti del male!"

Io: "Ti ringrazio! Sei gentilissimo!"

E lui: "bhe allora su, puoi uscire adesso… sai chi sono, mi conosci no?"

Io: "Sandro… io… Non… Cioè…"

Lui fa un passo lentamente, è ormai vicinissimo al cespuglio e aggiunge: "su dai, sono io, esci fuori! Davvero non volevo farti del male e non te ne voglio fare adesso… Ti giuro che non volevo spaventarti!"

Io: "Si, ti conosco bene, ma ti dico che… è meglio che vai via adesso!"

Lui fa ancora un passo avvicinandosi, è ormai a meno di mezzo metro dal cespuglio, se fosse giorno credo che potrebbe vedermi e forse con le prime luci, temo che possa vedermi anche in questo momento e dice: "Ti chiedo scusa davvero! Ti sei fatta per caso male?"

Io: "Sandro, ti prego, vai via!"

Lui: "Spiegami almeno che cosa è successo, che cosa ti ho fatto, perché sei arrabbiata…"

(continua....)

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L'imperatrice Bambina 7

Marta, la figlia di Giuseppe, quel giorno ricevette una telefonata a casa in cui la avvisarono del ricovero in manicomio di suo padre. Rimase impietrita per un attimo dopo aver appreso la notizia, poi lasciò cadere la cornetta, afferrò il cappotto e le chiavi della macchina in fretta e furia e si precipitò verso il manicomio nell'intento di liberare suo padre da quella che credeva fosse una ingiustizia. Avrebbe chiesto spiegazioni, si sarebbe battuta per dimostrare che si era trattato di sicuro di un equivoco. Come poteva suo padre essere diventato d'improvviso pazzo? Lui che entrava tutti i giorni in anticipo al lavoro, lui che aiutava tutti a trovare i libri, lui che aveva aiutato studenti a diventare ingegneri e avvocati con i suoi suggerimenti?
Doveva essere successo qualche cosa con i colleghi, quel Carlo lo aveva già messo nei guai altre volte e Marta aveva detto tante volte a suo padre di guardarsi bene da quell'uomo, ma Giuseppe non la aveva mai ascoltata ed era finito nei guai diverse volte a causa sua.
Poi pensò che il direttore del manicomio era un suo compagno di classe con il quale aveva litigato anni addietro, quando aveva deciso di lasciare l'università per sposarsi con Ettore, il suo grande amore, che qualche anno dopo ebbe una malattia che non gli diede scampo e che lo costrinse a lasciarla sola con il piccolo Nicola di appena un anno.
Per tutti i primi anni dell'università, Giacomo, non aveva fatto altro che corteggiarla fino al giorno in cui Marta gli disse che aveva deciso di lasciare l'università per sposarsi con Ettore e da quel giorno tra Giacomo e Marta andò pian piano tutto in frantumi, persino l'amicizia che da parte di Giacomo divenne un vero e proprio odio e persecuzione.
Non esisteva giorno in cui Giacomo non tormentasse Marta, spingendosi nell'ultimo giorno persino a chiuderla a chiave nel bagno della scuola. Avrebbe dovuto essere una festa quel giorno per Marta, invece Giacomo si appostò vicino ai bagni, nel silenzio totale fece uscire tutti e serrò la porta con colla, nastro adesivo, e persino tavoli e sedie con un foglio che annunciava l'inagibilità del bagno.
Marta rimase chiusa fino al giorno successivo in bagno, quando il padre denunciò la scomparsa alla polizia, e grande fu la meraviglia quando Marta fu trovata rinchiusa nei bagni dell'università, ne parlarono tutti i giornali e Giacomo fu ricoverato per un breve periodo in manicomio.
Come è strana la sorte, proprio un pazzo adesso era il direttore del manicomio dove era stato ricoverato suo padre. E se quello fosse stata solo un'altra mossa per Giacomo di riavvicinarsi a Marta o di fargliela ancora pagare per quella scelta dettata dal cuore?
Marta parcheggiò la macchina in fretta e con passo incalzante fece ingresso nell'aula immensa dove chiese senza mezzi termini quale fosse il piano e il corridoio per raggiungere l'ufficio del direttore e appena ricevuta l'informazione si catapultò verso l'ufficio e senza bussare spalancò la porta.
"Come si permette di rinchiudere mio padre?" chiese con aria alquanto contrariata e affannata per la corsa.
Giacomo con aria a metà strada tra la meraviglia e la soddisfazione rispose: "Ohhhhh, ma guarda!… Chi non muore si rivede!.. Mi dai anche del lei?… Va bene… Visto che ci tieni… Si calmi!… O forse questo suo atteggiamento lascia immaginare che la pazzia sia una cosa di famiglia?"
Marta portò le sue mani verso il viso fermandole a metà strada, stringendo i pugni e, ponendosi quasi nella posizione di un pugile, con un lieve scatto delle mani verso il basso disse: "Se c'è un pazzo, quello sei stato tu anni fa! Io non sono pazza e nemmeno mio padre lo è. Mi spieghi dunque cosa ci fa mio padre qui!"
Il direttore del manicomio rimase un attimo in silenzio guardando le reazioni di Marta, poi disse: "Vedo che ti ricordi quello che mi hai fatto!"
Marta: "Ma guarda che sei stato tu a chiudermi in bagno!"
Giacomo: "Certo, perché tu non ti rendevi conto che quel ragazzo non era per te… Litigavate sempre e tu piangevi sempre… E poi… lo sapevano tutti che ti tradiva!"
Marta abbassò gli occhi per un attimo rispondendo. "Queste sono solo chiacchiere mai provate!"
Giacomo si sistemò sulla sedia poggiando i gomiti sulla scrivania e con mani giunte e le dita incrociate rispose: "E secondo te dove andava tutte le sere con gli amici senza mai invitarti? Perché non potevi mai andare con lui?"
Marta con aria più calma e sconfortata rispose: "D'accordo, d'accordo… Adesso lui non c'è più ed è inutile rinvangare il passato… Piuttosto vorrei capire se il ricovero di mio padre c'entra qualche cosa con me!"
Giacomo: "Sono direttore del manicomio da prima che tuo figlio venisse al mondo, se avessi voluto farlo apposta, lo avrei fatto tempo fa!?! Non ti pare?… La mia fu solo una bravata!… Ammetto di aver esagerato anche troppo!… Non è assolutamente giusto quello che ti ho fatto!… Non avrei proprio il coraggio di ferirti ancora!… …. Tuo padre… Me lo hanno mandato questa mattina dicendomi che afferma di vedere i libri volare e le persone uscire dai libri!"
Marta accolse le scuse con riserva, poi meravigliata disse: "Dici la verità su mio padre?"
Giacomo: Purtroppo si, e io non farei mai del male a tuo padre… è l'unico della tua famiglia che mi ha voluto bene!… Purtroppo!… … inoltre come si può far del male a tuo padre? Non c'è nessuno che egli non abbia aiutato! Purtroppo lui ha confermato tutto e non posso fare altro che trattenerlo!"

(continua...)





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postato da Dragossido alle ore 00:20
giovedì, 19 novembre 2009

Poesia:

"Mani"

C'è magia nelle mani!
Le mani sanno dire più cose delle parole.
Possono accogliere, implorare, pregare,
ed in certi casi persino accarezzare.
Lascia che la passione scorra nel sangue,
essa m'accende con fiamme tremule.
Lascia che ti inebri con le mie carezze
in ogni punto, in ogni centimetro, in ogni angolo nascosto.
Lascia che le sensazioni prendano forma,
i brividi si estenderanno in ogni cellula del tuo essere.
Lascia che le mie dita scorrino ed esplorino
ogni singolo scrigno ricco dei tuoi tesori.
Lascia che le mie mani e il mio cuore,
scivolino con dolcezza sul tuo corpo.
Lascia che segua con le dita e con dovizia
le graziose rotondità delle tue forme
Se solo prendessimo esempio dalle tue forme,
osserva come nella loro semplicità esse sono speciali
tutte la parti sono uguali e speciali in egual modo
non ce n'è una più importante delle altre.
Eppure così perfette che non mi stanco
e continuo a sfiorarti fino a tornar mani

Antonio Gargiulo

--------------

Poesia:

"Perchè ti cercherò"

Perchè ti cercherò...
Perchè per me è importante trovarti
e non importa la distanza.
non importa il costo dell'impresa,
Non importa nemmeno che non so da dove cominciare.


Ti cercherò invisibile come un fantasma,
complice la seconda decade dei pesci,
Ci sarò anche se non lo saprari.


Sarò ombra della tua ombra.
sarò pensiero del tuo pensiero,
sarò sole del tuo sole,
sarò nuvole delle tue nuvole,
sarò vento del tuo vento,
sarò musica della tua musica,


sarò... e lo saprai che sono stato,
forse dopo o forse mentre sarò,
ma quando sarò, saprai che sei importante,
forse è tardi ma non importa,
almeno saprai che ho tentato.

Antonio Gargiulo

---------------

Poesia:

"Lupo mannaro alla Luna"

Nascosto tra mura abbandonate e fronde fitte,

guardo te, Luna, causa del mio male.

Tu bianca, ma vitrea come il ghiaccio

di una lacrima triste che solidifica

dopo un pianto intenso.

Tu, ragione di mia tristezza

per questo sortilegio che mi lega a te.

Tu, lontana, ma vicina al mio male,

legata a me con un legame

si stretto da allontanar tutto il resto.

Tu, che mi costringi a riprender fiato

ogni vola per le convulsioni

causate dalla trasformazioni tue,

di cui io son specchio mio malgrado.

Tu, fredda ed insensibile a questo sentimento mio

di straziante sofferenza per essere costretto

a rivelarmi diverso da quel che sono.

Io che a causa tua posso avvicinarmi a lei

solo con corpo non mio,

guardarla attraverso occhi non miei

e comunicar con lei con un linguaggio

e una voce non mia, ti imploro.

Sparisci da questo universo,

o da questa galassia,

o almeno da questo sistema solare.

Oppur ancor vesti di nuvole le nudità tue,

copriti in modo che non possa vederti,

nasconditi agli occhi miei

e ad ogni singola cellula del mio essere,

fa in modo che non mi tramuti più

per poter esser suo.

Antonio Gargiulo





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