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postato da Dragossido alle ore 18:21
domenica, 31 maggio 2009

Cosa è lo spazio-tempo?

Comprendere le dimensioni, penso sia il compito più arduo della scienza ed è un difficile compito quello di insegnare ad altri questi principi

Cominciamo nel dire che le dimensioni sono sei: ovvero altezza, larghezza, profondità, tempo, peso e capacità e vengono generalmente divise in tre gruppi.

Le prime tre dimensioni indicano la misura dello spazio, le ultime due in fisica compongono la materia che viene chiamata "massa", mentre il tempo forma un gruppo a se stante.

I tre gruppi sono legati a coppia tra loro, così che non esiste un corpo che non abbia una massa (dimensioni e peso) e non esiste uno spazio che non necessiti di tempo per percorrerlo.

Il problema principale quando si parla di spazio-tempo è proprio il tempo necessario a percorrere lo spazio quando si sposta una massa, poichè questo richiede una certa quantità di energia.

Facciamo un esempio: quando noi saliamo le scale, impieghiamo una certa quantità di energia e di tempo per spostarci nello spazio e per percorrere lo stesso percorso in minor tempo, dobbiamo andare più veloci spedendo una maggior quantità di energia.

Nel movimento dei corpi succede pressapoco la stessa cosa: infatti per aumentare la velocità della macchine sono due accorgimenti da fare: mettere un motore più veloce (aumento di energia) e diminuire il peso della macchina (diminuzione della massa), va quindi da se che più peso ha un corpo e meno possibilità avremo di spostarlo.

Questo è tutto semplice e lineare nella fisica conosciuta da Archimede fino ad Einstein. Già prima di Einstein si parlava di moto rettilineo uniforme o quite apparente ed è qui che comincia a complicarsi tutto.

Fin da bambini ci è stato insegnato che un centimetro non può essere un metro e viceversa un metro non può essere un centimetro, perchè qualcuno ha deciso che per convenzione un metro doveva essere lungo come tutti noi lo conosciamo e così anche il chilo e il litro e non è stato da meno anche la convinzione della differenza tra quiete e moto: ovvero un oggetto o si muove o è fermo.

Ma ciò non è assolutamente vero: un oggetto per quanto immobile possa essere si muove comunque. Non esiste oggetto fermo. La luna gira attorno alla terra, la terra intorno al sole, il sole (forse) intorno alla galassia, e così via... E così è sbagliato dire che un corpo è fermo (quiete) ma si dice che esso sia in quiete apparente o moto rettilineo uniformeme.

Il moto rettilineo uniforme non è una retta in uniforme che viaggia sulla moto (hahahaha), ma bensì un corpo che viaggia sempre alla stessa velocità talmente veloce da sembrare fermo. Avete mai osservato un treno che passa in stazione a gran velocità? Bene, vedete un puntino che piano piano si avvicina... sembra lontano chilometri... e si vede solo un puntino per un lungo periodo anche se quell'ggetto si sta muovendo... poi diventa in poco tempo gigante per passare velocemente in stazione davanti a noi e poi si rimpicciolisce di nuovo in un puntino e per tanto tanto tempo vediamo solo quel puntino... Bhe quel puntino è in moto rettilineo uniforme... noi vediamo il puntino, ma il ragazzo che sta nella stazione successiva alla nostra lo vede passare a grande velocità....

Ecco dunque che ci leghiamo alla teoria di Einstein... ogni oggetto, è in moto o in quiete a seconda di chi lo guarda... Come per il treno: per noi è solo un puntino, ma per il ragazzo che osserva alla stazione successiva è un treno che sfreccia... Chi ha ragione? Noi o il ragazzo alla stazione successiva? Nesssuno dei due.

Allo stesso modo c'è chi misura le distanze in yarde e chi in metri.... Chi ha ragione? Quanto è lungo un segmento? Quanto è lungo un arco di tempo?

Einstein: "Se metti un uomo seduto su una stufa per cinque minuti, gli sembrerà che è passata mezz'ora; ma se lo metti in compagnia di una donna per mezz'ora, gli sembrarà che sono passati solo cinque minuti!"

Chi ha ragione? l'uomo sulla stufa o l'uomo in compagnia della donna?

Per questo concludo il post dicendo che le dimensioni non esistono, ma esse hanno senso solo se messe in relazione a chi le vive, per cui se voi pensate che un chilo sia una tonnellata perchè è pesante, siete sulla strada giusta.

 



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postato da Dragossido alle ore 22:04
martedì, 26 maggio 2009

Perchè ti cercherò (poesia)

Perchè ti cercherò...
perchè per me è importante trovarti
e non importa la distanza,
non importa il costo dell'impresa,
non mi importa nemmeno che non so da dove cominciare.
Ti cercherò invisibile come un fantasma,
complice la seconda decade dei pesci,
ci sarò anche se non lo saprai.
Sarò ombra della tua ombra,
sarò pensiero del tuo pensiero,
sarò sole del tuo sole,
sarò nuvole delle tue nuvole,
sarò vento del tuo vento,
sarò musica della tua musica,
sarò... e lo saprai che sono stato,
forse dopo o forse mentre sarò,
ma quando sarò, saprai che sei importante,
forse è tardi ma non importa
almeno saprai che ho tentato.

Antonio Gargiulo


Pensiero del giorno:
La pazzia
caf_hitler_dw_polit_204814g[1].jpg
è sempre il preludio di una strage
auschwitz[1].jpg
della ragione, oppure...
050405_einstein_tongue.widec[2].jpg
il preludio di una nuova invenzione.
lega-emc2-l[1].jpg
spero che la mia pazzia porti qualche cosa di buono!



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postato da Dragossido alle ore 14:41
domenica, 17 maggio 2009

Buon fine settimana a tutti!

ripropongo altre due puntate de

"l'imperatrice bambina"

L'Imperatrice Bambina 03

torre d

Imperatrice: "Giuseppe, sono l'imperatrice di Fantasia!"
Giuseppe: "Ma è impossibile? Come può una bambina essere imperatrice?"
Imperatrice: "Tutto è possibile! Ma le persone hanno smesso di credere e sparare e questa volta nemmeno la mia torre d'avorio ha resistito al Nulla."
Giuseppe con aria interrogativa domandò: "In che senso? Che significa 'questa volta'?"
Imperatrice: "Già una volta un bambino ci salvò dalla distruzione!"
Giuseppe: "Bastian?"
Imperatrice: "Si! Conservo ancora l'ultimo granello di sabbia. E l'ho portato qui con me." L'imperatrice mostra un medaglione a Giuseppe e poi prosegue: "E' stato incastonato nell'Aurin di cui adesso voglio farti dono!"
Giuseppe allungò la mano titubante e chiese: "Dovrei esprimere io dei desideri come ha fatto Bastian?"
Imperatrice: "Questa volta purtroppo non basta! Devi cercare altre persone che possano crederti e sperare con te!"
Giuseppe afferra il medaglione, lo guarda tra le sue mani e poi risponde: "Ma questo è un compito difficile! Non credo che riuscirò mai a trovare qualcuno che mi crederà!"
Imperatrice: "Oh no! Ti sbagli! Qualcuno ti ascolterà! Anzi, forse qualcuno ti ha già ascoltato! E ti sta ascoltando anche adesso!"
Giuseppe: "Imperatrice, tu vuoi prendermi in giro! Io non credo che qualcuno mi ascolti… Nessuno mi crederà mai!
Imperatrice: "Allora non ho altre istruzioni da darti! Devo rassegnarmi anche io al Nulla!"
L'imperatrice alzò una mano e comincio ad osservarla; lentamente cominciarono a dissolversi nell'aria le unghie e le dita fino a raggiungere le nocche. I suoi occhi si sgranarono impauriti fino a quando riuscì a guardare Giuseppe attraverso la mano che la guardava imbambolato senza sapere che fare. Tremante comincio a lacrimare e a piangere dicendo: "Giuseppe! Ti prego! Giuseppe! Salvaci!"
Giuseppe si avvicinò commosso: "Che devo fare?"
L'imperatrice, mentre continuava a dissolversi nell'aria continuando a piangere disse: "Racconta quello che hai visto oggi! Raccontalo a tutte le persone che incontri! L'Aurin ti aiuterà nella ricerca e quando avrai trovato quello che serve per salvare il mio regno l'Aurin splenderà di nuovo."
Giuseppe continuando a guardare l'imperatrice quasi del tutto trasparente domandò: "Cosa devo cercare precisamente!"
L'imperatrice: "L'Aurin ti guiderà! Fa in modo che le persone si ricordino di Fantasia, così le persone correranno di nuovo insieme Ad Artax ed Areju, ricorderano il maghetto e il suo pipistrello rimbambito, ricorderanno l'omino con la lumaca da corsa, ricorderanno Mordiroccia e Morla e torneranno a volare sulle nuvole in groppa a Falkor!"
libro2L'imperatrice sparì completamente lasciando solo una minuscolo fumo che subito si dissolse, il libro cadde in un tonfo sul pavimento e si disintegrò all'instante. Giuseppe cercò di afferrare almeno un prova di quel libro, gettandosi in ginocchio sul pavimento ma ormai era tardi; il Nulla aveva distrutto sia il regno di fantasia, sia i suoi abitanti, sia l'imperatrice e persino il libro. Ancora in ginocchio Giuseppe pianse disperato a lungo, poi si ricordò dell'Aurin che aveva in tasca e riuscì a placare il suo pianto.

.........

Per il seguito del racconto, ho pensato di utilizzare una poesia di Fil Maristey che sarà sottolineata con scritta gialla!

libro1

L'Imperatrice Bambina 04

Giuseppe era ancora inginocchiato sul pavimento con sguardo sconfortato, deluso e perso verso il basso. Alzò la testa verso l'alto mentre un'ultima lacrima scorreva sulla sua guancia; il suo sguardo si posò per caso verso lo scaffale in cui erano raccolti i libri di alcuni poeti. Il suo pensiero ritornò indietro nel tempo, ai tempi della scuola, quando la famiglia si trasferì dal paesello in cui abitavano nella città.

Era l'ultimo anno delle scuole superiori per Giuseppe, la scuola era cominciata da due mesi e Giuseppe si ritrovò a dover affrontare professori nuovi, programmi nuovi e compagni nuovi. Giuseppe aveva una buona media scolastica ma il primo giorno a fu terribile. Al suo ingresso in classe nessuno dei ragazzi lo volle come compagno di banco e Giuseppe si ritrovò infondo alla classe in un banco doppio. Quando il primo professore fece l'ingresso in classe e cominciò l'appello, Giuseppe notò che mancava una ragazza di nome Carla e l'unico posto libero era proprio quello vicino al suo. Quella ragazza al rientro si sarebbe dovuta sistemare nel banco con lui e Giuseppe si stava gia domandando: "E se fosse cattiva come gli altri? E se mi scacciasse come hanno fatto tutti?..." In quel momento una ragazza disse alla sua compagna di banco, con aria cattiva: "Adesso quella cosa strana di Carla avrà un suo simile: Un altro coso strano!" e ridevano; e ridevano quasi a crepapelle fino a che la professoressa le riprese. A ricreazione nessuno parlò a Giuseppe che si sentì per tutto il tempo escluso, quasi come se fosse uno che avesse la peste, e tutti i compagni di classe lo deridavano.

Il giorno successivo Giuseppe arrivò per primo in classe ma era triste e sconsolato, guardava il posto affianco a lui con aria dubbiosa mentre tutti gli altri ragazzi prendevano posizione. Si erano tutti messi composti e per ultima fece ingresso anche Carla. tutti dicevano: "eccola, eccola... Ecco arrivata la più terrificante delle cose terrificanti! La secchiona per eccellenza!" Giuseppe alzò gli occhi e la vide. Aveva i capelli rossi, ma un viso angelico, il corpo era stupendo e con se aveva tutti i libri e gli appunti, la guardò camminare verso di se e spalancò la bocca per quanto era bella! Rimase imbambolato fino a che lei si sedette affianco e cominciò a parlare con lui. Da quel giorno cominciò prima l'amicizia, fatta di confessioni e di racconti sulle esperienze e sui fidanzamenti passati, poi l'amore si fece spazio e li portò fino all'altare e alla gioia di una figlia. Ma il destino presentò un conto salato ad entrambe e chiese di barattare la vita di Carla in cambio della nuova vita.

Giuseppe però ripensò a tutto il perido della scuola quando con Carla leggeva i poeti ed in particolare un libricino piccolo che si trovava proprio in quella biblioteca. Si mise dunque a cercarlo tra un libro e l'altro e lo scorse, si diresse verso la libreria, sfogliò e tra le pagine trovò un foglio con una poeisia di Carla che lesse con attenzione.

Io, che per te ho rinunciato a mille tentazioni - io, che dopo tanto ho riprovato la stessa emozione di quando m'innamorai la prima volta, - io, piccola donna indifesa, - avrò mai il piacere di assaporare la gioia immensa che duri nel tempo, - io.... - Io che non posso stare più di tanto senza sentire la tua voce, - rimango lì a fissare quel display luminoso, - perchè arrivi un tuo messaggio d'amore, - io, che so di amarti, ma anche odiarti, - per non voler accettare il lati deviati, - trascorrerò i miei giorni a pensare, - tutte le volte che ci siamo parlati, - che ci siamo guardati, - che abbiamo riso insieme e ci siamo scontati... - Io, che odio rimanere ad aspettare, aspetterò... - E aspetterò ancora, - scuoterò la testa perchè nulla riceverò e ti amerò, - nell'immenso del mio cuore, si ti amerò! - E ti porterò nei miei pensieri, belli e leggeri... - Coglierò una lacrima, solo quando saprò che ormai -a colmare i miei giorni tu non ci sarai... - E tu lo sai, - sai che ti amo e non ti scorderai di quante volte ci siamo stretti mano nella mano, - spalla a spalla, ritrovare il sorriso in una tazzina di caffè. - Non stancare la tua mente, col pensiero di quei giorni felici... - Amami e non odiarmi per come sono... ( Marystey )

Carissimo amore mio, ricordati sempre che siamo tutti parte di una storia infinita e se un giorno non ci sarò più, fai in modo di credere ancora ai sogni che abbiamo coltivato insieme. Carla

In quel momento dal libro uscì un fumo rosso...

 



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