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postato da Dragossido alle ore 06:22
mercoledì, 30 luglio 2008

Bruco

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La vacanza a Milano 14

Mi ero svegliato infreddolito ed avevo allungato la mano per afferrare le coperte. Mentre mi coprivo avevo mosso una gamba e sentivo perfettamente la mia coscia scivolare a contatto diretto con le lenzuola. Anche le coperte erano scivolate sulla mia pelle e a poco a poco avevo sentito tutto il corpo in contatto diretto con le lenzuola e le coperte. –Nudo?... Sono Nudo?... Si ma dove?... In quale letto?... In quale stanza?- mi domandavo mentre cercavo di riprendermi e sebbene il sonno fosse ancora molto forte, dovevo capire dove ero, cosa ci facevo nudo, ma soprattutto, cosa avevo fatto e se avevo fatto qualcosa, con chi? Ad occhi chiusi avevo dunque aperto le braccia e le cosce ai lati per vedere se vi erano sul letto altri corpi oltre al mio. La ricerca era risultata vana: ero da solo su un letto matrimoniale molto ampio. Nel dormiveglia, i dubbi ancora mi assillavano ma non riuscivo ancora a svegliarmi ed è proprio in questi momenti che cominciano le crisi mistiche. L’io si divide in due personalità contrapposte che cominciano a discutere fino quasi a litigare tra loro. L’io si scinde creando due forze contrapposte: la parte menefreghista e cattiva è spesso rappresentata come quella diabolica e la parte altruista e buona è spesso rappresentata come quella divina e pura.

L’angelo io aveva dunque cominciato a infierire: “Io non dovrei proprio parlare!”
Il Diavolo io aveva dunque subito risposto: “Ecco bravo! Stai zitto che è meglio!”
Angelo io: “Ma come si può dico io…”
Diavolo io: “Ma che ci posso fare se non mi ricordo!”
Angelo io: “E su sforzati!”
Diavolo io: “Ma non mi ricordo cosa ho fatto dopo che ho afferrato la bottiglia di champagne che un cameriere stava consegnando ad un'altra stanza!”
Angelo io: “Ladro, irrispettoso del lavoro altrui!”
Diavolo io: “Avevo bisogno di schiarirmi le idee!”
Angelo io: “Lo vedo bene come le hai chiare in questo momento! Su, dai! Poi?”
Diavolo io: “Ho aperto la bottiglia e fo fatto le scale!”
Angelo io: “Si ma verso su o verso giù!”
Diavolo io: “Verso giù, verso giù!”
Angelo io: “Vedi come piano, piano ricordi?”
Diavolo io: “Si ma poi ho preso l’ascensore!”
Angelo io: “E che piano hai premuto?”
Diavolo io: “Bho!
Angelo io: “E ritorniamo al punto di partenza!”
Diavolo io: “Un attimo che mi sveglio e vedo!”
Angelo io: “Eh, immagina se ti ritrovi nella camera di Marica!”
Diavolo io: “Mica male come idea, peccato che non ricordo nulla!”
Angelo io: “Che figura meschina ci faresti?”
Diavolo io: “Non ero mica io che mi facevo la mia migliore amica!”
Angelo io: “E se hai partecipato?”
Diavolo io: “Penso che ogni uomo avrebbe voluto essere al mio posto!”
Angelo io: “Mi fai pena! Vergognati!”
Diavolo io: “Su dai, scherzavo!”
Angelo io: “E se invece ti ritrovi la segretaria a girare nuda per la camera?”
Diavolo io: “Quella mi ha provocato di brutto! Hai visto che vestito aveva? Ci ha provato già nell’ascensore, poi è venuta con quel vestito… Se ci sono andato a letto se lo è cercato!”
Angelo io: “Si certo allora se una nudista viene violentata è colpa sua?”
Diavolo io: “E io mica ho violentato!”
Angelo io: “Ne sei sicuro, sicuro?”
Diavolo io: “Certo che ne sono sicuro, di solito l’alcool mi addormenta e lo sai!”
Angelo io: “Bhe se ti sei addormentato che ci fai nudo?”
Diavolo io: “Uffa! Hai vinto andiamo a controllare!”

Mi ero rigirato nel letto a pancia in su scoprendo di nuovo il mio corpo, nello stresso momento avevano bussato alla porta e io sbadatamente avevo detto: “Avanti!”

Debora: “Lei è proprio un gran porco!”
Avevo cercato di coprirmi in fretta e avevo detto: “Scusami! Lascia che ti spieghi!”

Debora aveva infuocato gli occhi e mi guardava con aria minacciosa come una persona che stesse per afferrare la prima cosa che le capitava in mano e tirarmela dietro e aveva detto: “Come si permette di darmi del tu! Non le è bastato offendermi ieri sera?”

Io mi ero seduto sul letto e cercavo quanto meno di capire qualche cosa. “Davvero? Ti giuro che non ricordo niente di ieri sera!”

Ancora più arrabbiata Debora si era avvicinata al letto fiera ed altezzosa, gesticolando incavolata come una leonessa inferocita aveva detto: “Ao! Ma come ti permetti di darmi del tu dopo quello che hai fatto? Ma ti rendi conto di quello che hai fatto? O no?... Sei proprio uguale a tutti gli altri… E dire che ieri ti avrei dato tutto di me se solo ti fossi comportato come avevi fatto la mattina! Invece sei l’essere più spregevole che abbia mai conosciuto!”
Io: “Giuro su mia mamma, sulla mia vita stessa che non mi ricordo nulla… E che un fulmine mi colpisca proprio ora se dico il falso! Ricordo solo che avevo bevuto e a me l’alcool mi provoca sonnolenza… A volte addirittura mi comporto come un sonnambulo!”
Debora: “Non dire cazzate!”
Io: “Lascia che ti racconti: una volta da ragazzo avevo bevuto parecchio e al contrario di tutti che si sballano, io improvvisamente avevo fatto tutto inconsciamente, ma un mio amico mi seguiva e mi raccontò tutto il giorno dopo. Mi aveva visto strano e mi chiamava, ma io come un robot avevo lasciato la pista, ero andato al guardaroba per prendere il giubbino, camminavo verso l’autobus della discoteca, ci ero saluto su ed ero arrivato a casa mia tutto mentre lui mi chiamava e io non rispondevo… La mattina successiva, mi ero svegliato con il pigiama!... So che ti sembra assurdo, ma è tutto vero!”
Debora: “Bhe adesso ascolta cosa hai fatto ieri, porco! Ieri sei entrato in stanza, sei venuto verso di me, ti sei spogliato completamente nudo, mi hai detto: “Se mi vuoi raggiungimi!”, poi sei andato verso il letto, ti sei steso e ti sei addormentato!... E ora sai che c’è? Io mi licenzio e me ne vado!”

(continua...)



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Da questo momento in poi non ci saranno più appuntamenti fissi:

i post si susseguiranno senza regole ben definite e a seconda di quello che detta il cuore e la mente. Potreste travare all'improvviso una poesiua, una canzone o un pensiero, o una lezione del pc o un appuntamento con la scienza.... Venitte a visitarmi spesso dunque , ma soprattutto...
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postato da Dragossido alle ore 07:37
lunedì, 28 luglio 2008

(vietato ai minori)

Bruco

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La vacanza a Milano 13

Avevo chiuso il rubinetto e mi ero infilato l’accappatoio. Mentre mi asciugavo, quella camera immensa e lussuosa, mi era cominciata ad apparire fredda buia e tetra. Come potesse apparire ai miei occhi una camera così piena di colori, di luci e di sfarzi, come una camera buia tetra e fredda, non lo so, quello che sapevo di sicuro era che avvertivo qualche cosa che non andava, era come se mancasse il calore in quella stanza. Forse non c’erano mai stati abbracci carezze, o forse c’erano stati, ma non quelli incondizionati, quegli abbracci e quelle carezze date per il semplice gusto di farlo, senza aspettarsi nulla in cambio, quegli abbracci che si danno a parenti o amici perché si sente qualche cosa nel cuore come l’affetto, la stima, l’amore. Ecco cosa mancava, o cosa era sempre mancato in quella stanza: l’amore quello vero, quello incondizionato e travolgente, forse persino quello che si prova nei confronti di un amico o un conoscente. Mi ero vestito in fretta tra questi pensieri indossando il mio primo vestito di marca della mia vita. Anche se ora potevo permettermi di tutto, sono stato sempre dell’opinione che spendere una cifra troppo alta per un vestito, sono soldi sprecati, fatta sola ed unica eccezione per il vestito del matrimonio. Da ragazzo a me è stato insegnato a valorizzare persino i centesimi e, anche se non aveva attecchito molto questo insegnamento ed avevo speso spesso i miei soldi in aggeggi elettronici, continuavo comunque a non spendere troppo per gli abiti. Stavo prendendo il mio completo a giacca fuori serie di Dolce e Gabbana. Lo avevo trovato in un negozio che vendeva le collezioni degli anni precedenti in saldo, lo avevo pagato intorno ai 500 euro ma li valeva tutti. Era di un colore grigio tendente al rosa, sul taschino della giacca posta sul petto e sulla tasca posta sul gluteo a destra, vi erano cuciti i marchi D&G. Qualcuno aveva bussato alla porta e appena dissi avanti ecco che era arrivata la segretaria.

Io: “Già qui? Non avevamo appuntamento per la cena!
Debora: "Si lo so ma ho pensato che ti facesse piacere se venivo prima per qualche aperitivo o per parlare un po’!

Non avevo risposto e lei si era avvicinata lentamente a me. Indossava un completino semitrasparente, delle calze a rete e si intravedevano il suo perizoma e il suo reggiseno di pizzo.

Debora: “Ti piace come mi sono vestita?
Io:  “Io penso che tu sai già come andrà a finire la serata vero?
Debora: “No non lo so! Credevo che fossi diverso dagli altri! Non mi dire che hai pensato che ci sto provando con te?

Avevo pensato – Non ci sta provando? E se ci provava che faceva? Si faceva direttamente trovare nuda nel letto?-

Debora: “Se volevo provarci mi facevo trovare direttamente nuda nel letto!

Avevo pensato –Ecco! Sul nu tern nun angarr!” (traduzione: solo un terno non indovino!)

Debora:  “Che cosa sta pensando?
Io: “Alle estrazioni del lotto!
Debora:  “Ma oggi è domenica, non le fanno!

Avevo sorriso poi avevo pensato che volevo farle una cosa speciale. Era per me importante donarle almeno qualche cosa e siccome sono sempre stato bravo a fare i fiori di carta, mi ero prefisso come intento quello di preparare un bel bouquet in diretta per lei, ma mi mancava la carta. Avevo pensato ad un modo per andare a prendere la carta dicendo: “Facciamo una cosa, aspettami qui, vado a prendere un attimo una cosa in reception!

Ero uscito dalla camera  e avevo notato che sul pianerottolo vi era un ragazzo pronto per accompagnarmi dove volevo. –No! Non va proprio bene così!- avevo pensato ed ero immediatamente ritornato nella mia camera pensando di sgattaiolare dalla finestra come nei film, quando mi venne in mente della porta di servizio che dava proprio sulle scale. Avevo imboccato in fretta le scale, poi con impeto avevo percorso le prima rampa di scale e camminavo tranquillo per raggiungere l’ascensore, quando qualche cosa sott’occhio aveva colpito la mia attenzione. Avevo fatto qualche passo indietro per guardare meglio e avevo visto una porta aperta. Pensando che fosse una cameriera avevo dunque buttato un occhio per poter ringraziare di persona l’autrice della pulizia di una camera come la mia così immensa. Quello che avevo visto non era la cameriera ma due corpi di donna nudi, intrecciati tra loro con lenzuola sfatte, si dimenavano e si scuotevano vibrando insieme. Avrei dovuto scappare e nascondermi, ma ero invece sempre più curioso ed ero rimasto a guardare le due donne che ci baciavano tra loro voracemente, come se non avessero mai conosciuto baci in vita loro e guardavo i loro corpi dimenarsi, fremere e muoversi l’una nell’altra. Di capelli biondi e ricci con corpo minuto ma proporzionato era la prima e di capelli lunghi e neri con corpo muscoloso e liscio era la seconda. Spingevano i loro corpi l’uno contro l’altro, poi la bionda aveva avuto il sopravvento andando sopra la bruna. La bionda aveva smesso proprio in quel momento di baciarla e aveva detto: “Era da tanto che ti desideravo Marica e finalmente, grazie a quello scrittore che ti ha eccitata, ho potuto averti!”

(Continua...)

Novità del blog:

Volevo innanziitutto dirvi che ho aggiornato il mio sito ufficiale http://www.dragossido.com, inoltre come potete vedere: in alto ci sono i collegamenti al mio sito, a destra ci sono i miei contatti e in fondo ad ogni post ho messo le steline per votare... votate questo post e tutti gli altri se volete!



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postato da Dragossido alle ore 06:25
venerdì, 25 luglio 2008

Bruco

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La vacanza a Milano 12



Silenziosamente, di fronte alle porte del’ascensore, la segretaria aveva chiamato l’ascensore che in breve tempo era arrivato al piano terra spalancando le sue porte. Avevo insistito prontamente perché lei entrasse per prima e lei, rigirandosi su se stessa e descrivendo un tornante verso sinistra, aveva preso posizione di fronte alla pulsantiera. Avevo seguito dopo poco i sui gesti facendoli esattamente nel lato opposto; avevo anche io descritto un tornante, ma verso destra, sistemandomi al lato opposto dell’ascensore e allineandomi perfettamente con lei. Aveva selezionato il tasto con fermezza, teneva la sua cartellina quasi come abbracciandola e tra me le lei c’era la distanza delle due porte dell’ascensore che si erano chiuse quasi a sottolineare una distanza marcata. L’ascensore aveva cominciato a salire, primo, secondo, terzo, quando ad un tratto tra il settimo e l’ottavo piano era saltata la corrente ed eravamo rimasti bloccati dentro ed illuminati dalla luce suffusa della lampada di emergenza. Ero rimasto immobile e silenzioso ed anche la segretaria non si era mossa di un millimetro, ma la scrutavo sott’occhio; complice la luce laterale di emergenza che metteva in risalto i suoi lineamenti, riuscivo a vedere i contorni del suo viso, del suo naso, delle sue labbra, del suo collo e avevo continuato a scrutarla fin giù al ginocchio piano, risalendo quasi immediatamente e accorgendomi che anche lei mi scrutava.

Debora aveva rotto il silenzio ridendo leggermente: “Hehehehe! Sa che questa è la prima volta che non succede?
Io: “La prima volta che non succede… La prima volta che non succede, che cosa?
Debora: “Che un cliente non ci provi con me!

A quelle parole mi ero girato verso di lei indietreggiando di poco verso la parete dell’ascensore. Anche lei si era girata indietreggiando verso la parete e poggiando le sue spalle contro di essa.
Debora aveva tirato un bel sospiro di sollievo, dopodiché aveva ripreso a parlare con tono pacato e sereno: “Non lo dica a nessuno quello che sto per dirle, che rimanga tra me e lei!” avevo annuito e Debora aveva proseguito: “Alcuni allungano la mano già nel furgoncino tra aeroporto e hotel, altri ci provano mentre prendono l’ascensore e altri ancora dentro questo ascensore. Oggi lei ha stabilito un record! È il primo da quando faccio questo lavoro che non ci ha provato con me!
Io: “Non mi sarei mai permesso! Magari fuori dall’orario di lavoro si, ma non mentre è al lavoro! Per l’amor di Dio, non mi fraintenda è una bella ragazza, ma sta lavorando e non mi sembra giusto importunarla!
Debora sorridendo: “Lei è la prima persona che conosco che prende sul serio il mio lavoro. Io mi arrabatto per far coincidere telefonate, appuntamenti e tutto il resto e …..”  Si era intristita, aveva abbassato lo sguardo verso il basso e sembrava essersi intristita continuando a parlare: ”I clienti prendono sempre alla leggera questo lavoro fraintendendolo e tendono tutti a pensare a me come una sorta di… di…. Una donna a pagamento, o una accompagnatrice o anche peggio!” Aveva rialzato la testa guardandomi fisso di nuovo negli occhi aggiungendo: “Ho invece la sensazione che invece con lei posso stare così tranquilla che se pure mi spogliassi nuda, non approfitterebbe mai!

Immediatamente avevo pensato –Forse non ti faccio niente, ma… Hai presente l’incredibile Hulk quando si arrabbia, che diventa enorme stracciando i vestiti? Ecco! A me se ti spogli, si stracciano i vestiti in un punto soltanto… Ma non per la rabbia!-

Debora: “Cosa sta pensando?
Io: “No niente, pensavo all’incredibile Hulk!
Debora: “Che c’entra l’incredibile Hulk?
Io: “C’entra tantissimo… Non immagina nemmeno quanto!... Comunque non importa adesso… poi le spiegherò magari prima che lascio l’albergo!

Non aveva replicato ma la corrente ancora non tornava ed eravamo chiusi da un bel po’ nell’ascensore. Avevo appoggiato anche io le spalle contro la parete, mi guardavo intorno ed, essendo di fronte a Debora non potevo fare a meno di guardare anche lei. Annoiata Debora aveva alzato la coscia puntando il piede conto la parete e la minigonna aveva fatto il suo gioco scoprendo ancora di poco i pizzi dell’autoreggente.

Debora: “Chissà come descriverebbe questo momento e come lo farebbe sviluppare!
Io: “Ho già descritto bene la sena dell’ascensore nel libro! O no?
Sorridendo felice come una bambina che guarda per la prima volta un tramonto aveva detto: “Allora è vero che A. G. e lei siete la stessa persona!” e dopo poco con aria meravigliata aveva aggiunto: “Lei descrive tutto divinamente! Quando ho letto il suo libro mi sono eccitata da morire e sapere che ora sono qui, proprio la persona che ha scritto quelle cose mi… Mi… Mi…
Io: “Fa, sol, la, si, do!

Aveva fatto una piccola risata e io avevo detto: “Ha un bel sorriso, dovrebbe sorridere più spesso!”
Debora: “Grazie!” aveva abbassato la gamba rimettendola sul suolo, “Ma lo sa che mi ha sorpresa!” Si era poi staccata dal muro e aveva fatto un passo verso di me, “Ma sa che mi dispiace un po’?
Io: “Che cosa?
Debora: “Che lei non ci abbia provato con me!” Aveva fatto un altro passo verso di me sinuosamente aggraziato, quasi a provocarmi e poi aveva aggiunto: “Forse questa volta…” E aveva mosso un altro passo verso di me. “…Questa volta dico che forse…” ancora un passo verso di me lento e sinuoso come una gatta che si avvicina piano per chiedere carezze ed era molto vicina a me.
Io: “Signorina, forse è meglio che se deve succedere qualche cosa sia fuori dal suo orario di lavoro… Non voglio che venga licenziata!” Con queste parole la luce si era riattivata e l’ascensore aveva ripreso a salire e io avevo aggiunto: “Guardi, facciamo una cosa, mi dica l’orario a cui lei finisce e metta come nota sugli appuntamenti uscire con Debora!
Debora aveva sorriso poi aveva preso la cartellina e aveva detto: “Bene stasera lei non ha nessun impegno e io finisco quando lei dice che io ho finito... Se lo desidera posso aver finito anche ora!

-Din- Aveva suonato il campanello sottolineando l’arrivo al piano del mio alloggio e le porte si erano aperte. Una schiera di persone era disposta a destra e a sinistra dell’uscita dell’ascensore formando una specie di corridoio umano alla fine del quale vi era una donna sui 35 o 40 anni molto elegante e con in dosso una preziosa pelliccia.
Mio Dio! Che uomo! È riuscito a concubire persino la nostra accompagnatrice e nessuno ci era riuscito prima!” Aveva dato uno schiocco di mani, rivolgendosi ad uno dei ragazzi aveva detto: “Gaston, su si adoperi perché questi piccioncini passino la più dolce delle notti!
Io: “Hei un momento! Non ho mica… cioè…. Vorrei… Cioè… Non so come dire!
Debora: “Mai visto un uomo così timido fino ad oggi!
Io: “Ma io..!

Debora poi si era allungata verso di me dandomi un bacio sulla guancia, poi uscendo dall’ascensore aveva detto: “Signora, il signor Gargiulo mi ha solo invitato appena finisco il mio turno a cena!
Appena aveva sentito queste parole la signora fece due schioppi con le mani e aveva cominciato a impartire ordini per allestire al meglio un tavolo per due nella mia suite ed una cena con i fiocchi. Avrei voluto urlare a squarciagola facendo tremare l’albergo fin dentro le fondamenta che non era quello il modo con cui volevo che succedessero le cose. Sembrava che fossi vittima di un complotto o non so che; la cosa mi puzzava sotto tutti gli aspetti, ma forse era solo una mia impressione.


(continua...)





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