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postato da Dragossido alle ore 17:07
sabato, 21 novembre 2009

Avviso importante ai naviganti:

In questi giorni, ci sono errori per commentare e per scrivere...

niente paura: ad ogni cosa c'è soluzione

ed io vi do la mia

Innanzitutto si tratta di un crash al browser

ma persisterà finchè non togliete il crash dal vostro pc.

Come? facile: bisogna eliminare la cronologia

oppure scaricare un programmino come cclean

che vi cancella anche un po' di "porcherie"

che non servono a nulla dal pc

header_2[1].gif

http://www.ccleaner.com

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Racconto... visto con gli occhi di una donna

"La piscina 7"


Con la collaborazione di Gotulani

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Lungo tutto il viale dal cancello fino alla mia porta d'ingresso, sono cosparse diverse ciocche di peli bianchi. Attonita rimango ad osservare quel disastro simile alla spumante scia bianca, lasciata sul mare dal passaggio di navi o aliscafi con i loro motori che rilasciano di volta in volta decine e decine di sostanze dannose ed inquinanti; allo stesso modo questa scia di peli lascia dentro di me una scia di paura dell'ignoto che alimenta un presagio di sventura terribile che era accaduto, che sta accadendo e che forse dovrà accadere da qui a poco. Mi domando cosa poteva essere successo al povero, minuto, indifeso e perenne cuccioletto di cagnolino visto che i suoi peli sono sparsi sul viale di questo giardino nel quale ho in dosso solo le mie scarpe; se il o i ladri di vestiti avevano fatto del male a quello scricciolo di cane e se si, per quale motivo, ma non riesco a trovar risposte. Se avevano fatto qualche cosa a quel frugoletto, non oso immaginare cosa può succedere a me ed in cuor mio spero che l'autore o gli autori di questo strano furto di vestiti mi abbiano almeno lasciato qualcuno degli indumenti che ho steso ieri.

Timorosa poggio un piede dietro l'altro, lentamente, cercando di far meno rumore possibile, tra le fronde e l'erba alta, nascondendomi e camminando nello spazio tra la recinzione e i fusti degli alberi in linea intorno al giardino. Stanno appena facendo capolino le prime luci ma spero che nessuno mi veda mentre cerco di raggiungere le corde dove avevo steso ieri i miei vestiti. Mi affaccio sullo spiazzarle adiacente al giardino per vedere se è rimasto qualche indumento, ma purtroppo anche dei miei vestiti stesi non v'è traccia alcuna. "Porca vacca! E adesso come diavolo faccio?" chiedo a me stessa esclamando ad alta voce, disperata poi penso: -Hei, un momento! Potrei telefonare a qualcuno per farmi portare dei vestiti!- Torno sui miei passi per rientrare in casa mentre penso a chi telefonare e cosa dire, avvicinandomi furtivamente alla porta, ma proprio quando sono a pochi centimetri di distanza, uno spiffero di vento chiude la porta in un batter d'occhio.

Guardo disperata la maniglia finta che impedisce l'apertura dall'esterno della porta ed io afferro il pomello forte e cerco di aprire dapprima a strattoni, poi con spallate, calci, pugni disperandomi sempre più. Stremata e piangente mi accovaccio davanti alla porta dopo aver strusciato con la mano sulla sua superficie. Avrei dovuto almeno coprirmi con le lenzuola, almeno ora non sarei completamente nuda, accovacciata davanti alla porta di casa senza possibilità alcuna di recuperare i cellulari o le chiavi di casa o almeno le chiavi della macchina. Piango singhiozzando quando ad un tratto... "Chi va là?" tuona una voce maschile. Faccio un balzo tra i cespugli più vicini per nascondermi e vedo avvicinarsi qualcuno lentamente che aggiunge: "Ti ho visto nasconderti nei cespugli, ti conviene uscir fuori e arrenderti prima che venga lì a prenderti!"

Nell'oscurità non riesco a distinguere chi sia ma chiunque sia, si è fermato in direzione dei cespugli dove sono nascosta e muove un passo verso di me esclamando: "Su avanti, vieni fuori! - muove un altro passo verso di me - Lo so che sei lì, ladruncolo da strapazzo! - e poi muove un altro passo - Hai ancor qualche secondo di tempo per venir fuori! - e ancora un passo verso di me - E se scopro che hai dato fastidio alla signorina Carmen, io..."

Riesco a distinguere tra le foglie che si tratta del mio vicino di casa Sandro e con voce flebile rispondo: "Sandro sono io, Carmen!"

Lui si ferma e chiede: "Carmen? E perché ti sei nascosta? Ti ho intimorita?"

Io: "No è che… ecco vedi… il fatto è che…"

E lui: "Non ti preoccupare! Puoi uscire! Sono Sandro! Mi dispiace di averti messo paura! Credevo fosse un ladro che volesse farti del male!"

Io: "Ti ringrazio! Sei gentilissimo!"

E lui: "bhe allora su, puoi uscire adesso… sai chi sono, mi conosci no?"

Io: "Sandro… io… Non… Cioè…"

Lui fa un passo lentamente, è ormai vicinissimo al cespuglio e aggiunge: "su dai, sono io, esci fuori! Davvero non volevo farti del male e non te ne voglio fare adesso… Ti giuro che non volevo spaventarti!"

Io: "Si, ti conosco bene, ma ti dico che… è meglio che vai via adesso!"

Lui fa ancora un passo avvicinandosi, è ormai a meno di mezzo metro dal cespuglio, se fosse giorno credo che potrebbe vedermi e forse con le prime luci, temo che possa vedermi anche in questo momento e dice: "Ti chiedo scusa davvero! Ti sei fatta per caso male?"

Io: "Sandro, ti prego, vai via!"

Lui: "Spiegami almeno che cosa è successo, che cosa ti ho fatto, perché sei arrabbiata…"

(continua....)

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L'imperatrice Bambina 7

Marta, la figlia di Giuseppe, quel giorno ricevette una telefonata a casa in cui la avvisarono del ricovero in manicomio di suo padre. Rimase impietrita per un attimo dopo aver appreso la notizia, poi lasciò cadere la cornetta, afferrò il cappotto e le chiavi della macchina in fretta e furia e si precipitò verso il manicomio nell'intento di liberare suo padre da quella che credeva fosse una ingiustizia. Avrebbe chiesto spiegazioni, si sarebbe battuta per dimostrare che si era trattato di sicuro di un equivoco. Come poteva suo padre essere diventato d'improvviso pazzo? Lui che entrava tutti i giorni in anticipo al lavoro, lui che aiutava tutti a trovare i libri, lui che aveva aiutato studenti a diventare ingegneri e avvocati con i suoi suggerimenti?
Doveva essere successo qualche cosa con i colleghi, quel Carlo lo aveva già messo nei guai altre volte e Marta aveva detto tante volte a suo padre di guardarsi bene da quell'uomo, ma Giuseppe non la aveva mai ascoltata ed era finito nei guai diverse volte a causa sua.
Poi pensò che il direttore del manicomio era un suo compagno di classe con il quale aveva litigato anni addietro, quando aveva deciso di lasciare l'università per sposarsi con Ettore, il suo grande amore, che qualche anno dopo ebbe una malattia che non gli diede scampo e che lo costrinse a lasciarla sola con il piccolo Nicola di appena un anno.
Per tutti i primi anni dell'università, Giacomo, non aveva fatto altro che corteggiarla fino al giorno in cui Marta gli disse che aveva deciso di lasciare l'università per sposarsi con Ettore e da quel giorno tra Giacomo e Marta andò pian piano tutto in frantumi, persino l'amicizia che da parte di Giacomo divenne un vero e proprio odio e persecuzione.
Non esisteva giorno in cui Giacomo non tormentasse Marta, spingendosi nell'ultimo giorno persino a chiuderla a chiave nel bagno della scuola. Avrebbe dovuto essere una festa quel giorno per Marta, invece Giacomo si appostò vicino ai bagni, nel silenzio totale fece uscire tutti e serrò la porta con colla, nastro adesivo, e persino tavoli e sedie con un foglio che annunciava l'inagibilità del bagno.
Marta rimase chiusa fino al giorno successivo in bagno, quando il padre denunciò la scomparsa alla polizia, e grande fu la meraviglia quando Marta fu trovata rinchiusa nei bagni dell'università, ne parlarono tutti i giornali e Giacomo fu ricoverato per un breve periodo in manicomio.
Come è strana la sorte, proprio un pazzo adesso era il direttore del manicomio dove era stato ricoverato suo padre. E se quello fosse stata solo un'altra mossa per Giacomo di riavvicinarsi a Marta o di fargliela ancora pagare per quella scelta dettata dal cuore?
Marta parcheggiò la macchina in fretta e con passo incalzante fece ingresso nell'aula immensa dove chiese senza mezzi termini quale fosse il piano e il corridoio per raggiungere l'ufficio del direttore e appena ricevuta l'informazione si catapultò verso l'ufficio e senza bussare spalancò la porta.
"Come si permette di rinchiudere mio padre?" chiese con aria alquanto contrariata e affannata per la corsa.
Giacomo con aria a metà strada tra la meraviglia e la soddisfazione rispose: "Ohhhhh, ma guarda!… Chi non muore si rivede!.. Mi dai anche del lei?… Va bene… Visto che ci tieni… Si calmi!… O forse questo suo atteggiamento lascia immaginare che la pazzia sia una cosa di famiglia?"
Marta portò le sue mani verso il viso fermandole a metà strada, stringendo i pugni e, ponendosi quasi nella posizione di un pugile, con un lieve scatto delle mani verso il basso disse: "Se c'è un pazzo, quello sei stato tu anni fa! Io non sono pazza e nemmeno mio padre lo è. Mi spieghi dunque cosa ci fa mio padre qui!"
Il direttore del manicomio rimase un attimo in silenzio guardando le reazioni di Marta, poi disse: "Vedo che ti ricordi quello che mi hai fatto!"
Marta: "Ma guarda che sei stato tu a chiudermi in bagno!"
Giacomo: "Certo, perché tu non ti rendevi conto che quel ragazzo non era per te… Litigavate sempre e tu piangevi sempre… E poi… lo sapevano tutti che ti tradiva!"
Marta abbassò gli occhi per un attimo rispondendo. "Queste sono solo chiacchiere mai provate!"
Giacomo si sistemò sulla sedia poggiando i gomiti sulla scrivania e con mani giunte e le dita incrociate rispose: "E secondo te dove andava tutte le sere con gli amici senza mai invitarti? Perché non potevi mai andare con lui?"
Marta con aria più calma e sconfortata rispose: "D'accordo, d'accordo… Adesso lui non c'è più ed è inutile rinvangare il passato… Piuttosto vorrei capire se il ricovero di mio padre c'entra qualche cosa con me!"
Giacomo: "Sono direttore del manicomio da prima che tuo figlio venisse al mondo, se avessi voluto farlo apposta, lo avrei fatto tempo fa!?! Non ti pare?… La mia fu solo una bravata!… Ammetto di aver esagerato anche troppo!… Non è assolutamente giusto quello che ti ho fatto!… Non avrei proprio il coraggio di ferirti ancora!… …. Tuo padre… Me lo hanno mandato questa mattina dicendomi che afferma di vedere i libri volare e le persone uscire dai libri!"
Marta accolse le scuse con riserva, poi meravigliata disse: "Dici la verità su mio padre?"
Giacomo: Purtroppo si, e io non farei mai del male a tuo padre… è l'unico della tua famiglia che mi ha voluto bene!… Purtroppo!… … inoltre come si può far del male a tuo padre? Non c'è nessuno che egli non abbia aiutato! Purtroppo lui ha confermato tutto e non posso fare altro che trattenerlo!"

(continua...)



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postato da Dragossido alle ore 00:20
giovedì, 19 novembre 2009

Poesia:

"Mani"

C'è magia nelle mani!
Le mani sanno dire più cose delle parole.
Possono accogliere, implorare, pregare,
ed in certi casi persino accarezzare.
Lascia che la passione scorra nel sangue,
essa m'accende con fiamme tremule.
Lascia che ti inebri con le mie carezze
in ogni punto, in ogni centimetro, in ogni angolo nascosto.
Lascia che le sensazioni prendano forma,
i brividi si estenderanno in ogni cellula del tuo essere.
Lascia che le mie dita scorrino ed esplorino
ogni singolo scrigno ricco dei tuoi tesori.
Lascia che le mie mani e il mio cuore,
scivolino con dolcezza sul tuo corpo.
Lascia che segua con le dita e con dovizia
le graziose rotondità delle tue forme
Se solo prendessimo esempio dalle tue forme,
osserva come nella loro semplicità esse sono speciali
tutte la parti sono uguali e speciali in egual modo
non ce n'è una più importante delle altre.
Eppure così perfette che non mi stanco
e continuo a sfiorarti fino a tornar mani

Antonio Gargiulo

--------------

Poesia:

"Perchè ti cercherò"

Perchè ti cercherò...
Perchè per me è importante trovarti
e non importa la distanza.
non importa il costo dell'impresa,
Non importa nemmeno che non so da dove cominciare.


Ti cercherò invisibile come un fantasma,
complice la seconda decade dei pesci,
Ci sarò anche se non lo saprari.


Sarò ombra della tua ombra.
sarò pensiero del tuo pensiero,
sarò sole del tuo sole,
sarò nuvole delle tue nuvole,
sarò vento del tuo vento,
sarò musica della tua musica,


sarò... e lo saprai che sono stato,
forse dopo o forse mentre sarò,
ma quando sarò, saprai che sei importante,
forse è tardi ma non importa,
almeno saprai che ho tentato.

Antonio Gargiulo

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Poesia:

"Lupo mannaro alla Luna"

Nascosto tra mura abbandonate e fronde fitte,

guardo te, Luna, causa del mio male.

Tu bianca, ma vitrea come il ghiaccio

di una lacrima triste che solidifica

dopo un pianto intenso.

Tu, ragione di mia tristezza

per questo sortilegio che mi lega a te.

Tu, lontana, ma vicina al mio male,

legata a me con un legame

si stretto da allontanar tutto il resto.

Tu, che mi costringi a riprender fiato

ogni vola per le convulsioni

causate dalla trasformazioni tue,

di cui io son specchio mio malgrado.

Tu, fredda ed insensibile a questo sentimento mio

di straziante sofferenza per essere costretto

a rivelarmi diverso da quel che sono.

Io che a causa tua posso avvicinarmi a lei

solo con corpo non mio,

guardarla attraverso occhi non miei

e comunicar con lei con un linguaggio

e una voce non mia, ti imploro.

Sparisci da questo universo,

o da questa galassia,

o almeno da questo sistema solare.

Oppur ancor vesti di nuvole le nudità tue,

copriti in modo che non possa vederti,

nasconditi agli occhi miei

e ad ogni singola cellula del mio essere,

fa in modo che non mi tramuti più

per poter esser suo.

Antonio Gargiulo



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postato da Dragossido alle ore 21:54
venerdì, 13 novembre 2009

Racconto... visto con gli occhi di una donna

"La piscina 6"


Con la collaborazione di Gotulani



Suona la sveglia, apro un occhio e guardo verso la cuccetta che ho preparato per vedere cosa sta facendo quel frugoletto di cagnolino: se dorme o se sta osservando timoroso la mia sveglia.

Il vuoto domina incontrastato e dove ieri c'era una cuccetta con un cagnetto dormiente, non rimane nulla di esso, nemmeno la mie due vecchie maglie di lana che avevo allestito come se fossero un materassino di quella cuccetta sulla quale avevo adagiato delicatamente quel cucciolo.

Mi alzo velocemente in avanti sollevandomi dapprima sui gomiti e poi sulle braccia dietro di me, facendo scivolar le lenzuola sul mio corpo nudo e il bordo in un attimo sfiora i miei capezzoli. Mi giro intorno preoccupata mentre sento le punte dei miei seni pulsare a causa dl violento sfregamento avvenuto con il lenzuolo che mi scopriva veloce.

I cassetti del settimino sono socchiusi, le ante del'armadio sono aperte e i cassetti dei comodini sono sparsi in mezzo alla stanza; vuoto l'armadio, vuoto i cassetti dei comodini e dall'aspetto sembrano vuoti anche i cassetti del settimino.

-Mi hanno derubata!!!- penso terrorizzata e mi alzo in fretta per guardare in giro. Sul comodino c'è il mio portafoglio e dentro è tutto rimasto intatto: carte di credito, soldi e bigliettini sono tutti al loro posto; anche le borse e le scarpe sono al loro posto, intatte, mentre nell'armadio nei comodini e nel settimino sono spariti tutti i miei vestiti; dalla gonna al pantalone, dalla maglietta al maglione, dalla giacchetta all'impermeabile, dai collant ai fuseaux, dai calzini alle calze e persino tutti gli intimi; come se qualcuno mi avesse tolto tutti i modi per potermi vestire, impedendomi del tutto di farlo.

Continuando a guardare in giro mi accorgo che anche le mie coperte, gli asciugamani, gli accappatoi; persino le tende, gli strofinacci da cucina e tutto ciò che era stoffa e che avrei potuto usare per coprirmi, era sparito e l'unica cosa che era rimasta erano il lenzuolo e il coprimaterasso.

Qualcuno aveva fatto in modo che non avessi nessun modo per coprire le mie nudità se non con il lenzuolo del letto e aveva rapito anche il tenero cucciolo di cui era rimasto solo un piccolissimo groviglio di peli vicino alla porta d'ingresso.

Controllo finestre e porte e ma tutto è rigorosamente chiuso dall'interno e mi chiedo come sia possibile che qualcuno sia potuto entrare e uscire senza problemi.

Mi ricordo infine di aver messo dei vestiti ad asciugare in giardino ieri mattina e seppure sono convinta che siano spartiti anche quelli, posso solo tentare di recuperarli.

-Sono le sei del mattino, a quest'ora staranno tutti ancora dormendo!- Penso mentre infilo le scarpe e mi reco in giardino passando tra gli alberi dove penso che nessuno possa vedermi.

(continua...)

L'imperatrice Bambina 6

luci

Giuseppe guardò il medaglione dell'imperatrice nelle sue mani e quando rialzò gli occhi Carla era sparita. Giuseppe si sentì per un attimo perso, poi il medaglione si illuminò e irradiò tutta la sala di una luce talmente intensa che i raggi uscirono dalle finestre dell'ala principale, dalle finestre dei lunghi corridoi, dalle finestre dei piani superiori e persino dalle finestrelle del seminterrato. Giuseppe rimase incantato non tanto per la spettacolarità del fenomeno, ma per il fatto che poteva guardare quella luce così luminosa, senza aver nessun tipo di fastidio agli occhi.
"Incredibile!" disse ad alta voce mentre il medaglione smise di irradiare, poi si allontanò piano dal centro della sala, si fermò un attimo e volle darsi un pizzicotto per controllare che fosse tutto vero.

Giuseppe non aveva sognato, ma ancora non sapeva che il giorno dopo avrebbe commesso l'errore più grande di tutta la sua vita.
La notte non riuscì a prendere sonno, ripensava a tutto quello che gli era successo e che aveva visto e avrebbe voluto urlarlo al mondo intero, avrebbe voluto raccontarlo alla prima persona che incontrava sul suo cammino e appena sveglio il giorno seguente fu proprio quello il suo primo pensiero. Quando la sveglia suonò Giuseppe si alzò in fretta e la prima cosa che fece fu chiamare il suo collega di lavoro. Giuseppe compose lentamente il numero del suo collega girando la ruota di quel telefono nero e aspettò che il collega rispondesse.

Giuseppe: "Ciao Carlo, scusa ti ho svegliato?"
Carlo: "No, no, mi stavo appena alzando! Che è successo?"
Giuseppe: "non puoi capire che cosa mi è successo ieri!"
Carlo: "Si infatti, ti sei trattenuto come sempre più del solito, successo qualche cosa alla biblioteca? Si è rotto qualche scaffale, c'era qualche cosa fuori posto? Dimmi!"
Giuseppe: "No niente di tutto ciò! Ma è successo una cosa straordinaria!"
Carlo: "Ah, meno male! Io temevo in una ramanzina di prima mattina! Che fa anche rima! Hahahaha!…. Va bene dai… poi mi racconti quando ci vediamo al lavoro ok?"

Carlo aveva chiuso il telefono mentre Giuseppe rimase per un attimo con la cornetta in mano e poi la ripose. Giuseppe si catapultò sotto la doccia e si preparò più presto che poteva, prese le chiavi della macchina senza fare nemmeno colazione e andò al lavoro salutando a sento la figlia e il suo nipotino. All'entrata della biblioteca incontrò Carlo e gli si avvicinò pieno di entusiasmo esclamando: "Carissimo Carlo!"
Carlo perplesso si fermò sull'ingresso e rispose al saluto: "Ma cosa hai questa mattina, sembra che… non so.. Sembra che tu abbia visto gli alieni e non veda l'ora di dimostrarlo!"
Giuseppe sorrise, poi con impeto, velocità e poca precisione dei fatti, rispose: "Non ci sei andato molto lontano!… Ad un certo punto mente ero nella biblioteca è uscito dagli scaffali un libro che si è messo a fluttuare a mezz'aria e da esso è uscita una bambina che mi ha detto…"
Carlo interruppe con sarcasmo: "Si bello!? Come no!?!? Bello, bello!?… Che divertente!? È un bello scherzo!!!!"
Giuseppe con aria seria e mettendo una mano sulla spalla di Carlo disse: "No guarda è vero! Te lo giuro! È tutto vero!"
Carlo dopo un attimo di silenzio disse: "Va bene dai… Lo scherzo è bello quando dura poco!"
Giuseppe con aria sincera aggiunse: "Non è uno scherzo! Dico la verità!"
Carlo meravigliato dopo un attimo di silenzio rispose: "Devi aver preso una bella botta in testa ieri sera!… Deve esserti caduto qualche libro in testa oppure… Ti è caduto una scaffale intero addosso?"
Giuseppe poggiò la mani su entrambe le spalle di Carlo: "Guardami, ti prego guardami! Ti sembro uno che sta mentendo o uno che ha preso una botta in testa?… è tutto vero! Io ho visto davvero una bimba vestita da regina uscir da un libro, parlarmi… e mi ha persino dato un medaglione!"
Carlo un po' impaurito replicò: "D'accordo, d'accordo… Ammettiamo che io ti creda, dove è questo libro?"
Giuseppe guardò verso il basso e rispose: "Purtroppo si è… si è come… come… disintegrato!"
Carlo scoppiò a ridere poi disse: "Sei impazzito tutto d'un colpo?"
Giuseppe guardò dritto negli occhi Carlo con delusione e un pizzico di rabbia e, premendo con le mani sulle sue spalle, disse: "Non sono impazzito, dico la verità!"
Carlo, afferrò le braccia di Giuseppe e lo esortò a lasciarlo: "Ai, mi fai male! Lasciami! - Giuseppe lascò la presa guardando verso il basso con aria di un cane bastonato e Carlo aggiunse - Ti sei davvero ammattito, ma farò finta di nulla!… Su andiamo al lavoro e smettila di dire idiozie!"

Carlo voltò le spalle e fece ingresso nella biblioteca mentre Giuseppe mise una mano in tasca, tirò fuori il medaglione sconsolato e lo strinse nella mani speranzoso, alzando gli occhi al cielo.
Il compito che le aveva assegnato l'imperatrice era più difficile di quanto avesse sperato e il peggio doveva ancora arrivare.
Mentre Giuseppe si attardava a fare ingrasso in biblioteca con lo sguardo rivolto al cielo, Carlo si era avvicinato alla segreteria dove c'era anche il direttore e rivolse lo sguardo verso l'ingresso.
Anche il direttore guardò verso l'ingresso e videro entrambe Giuseppe con il volto e lo sguardo perso verso il vuoto e il direttore chiese: "Cosa ha Giuseppe questa mattina?"
Carlo: "Non lo so, è strano e sono preoccupato!"
Direttore: "Raccontami!… Magari possiamo aiutarlo!"
Carlo: "Niente di che!… è solo che… non lo so!… Sarà solo un attimo di sconforto o si è sognato tutto stanotte!"
Direttore: "Si ma che cosa? Di me puoi fidarti! Io ho sempre aiutato i dipendenti, lo sai!"
Carlo, guardando il direttore negli occhi, replicò: " E va bene, voglio fidarmi!… Dice che ha visto un libro fluttuare nell'aria e da esso è uscito una bambina vestita da regina… Quando ho chiesto dove sta questo libro, lui mi ha detto che si è disintegrato!"
Direttore: "Ma su, dai, ti avrà fatto uno scherzo!"
Carlo guardando di nuovo verso Giuseppe che stava ancora all'ingresso con lo sguardo rivolto verso l'alto, rispose: "No, no! Era proprio convinto di quello che diceva!"
Direttore: "Sembra impazzito tutto d'un colpo! Non è da lui inventarsi queste cose! Non ci resta altro che verificare se è davvero impazzito oppure se dice il vero! Perché non gli chiedi come si chiama il libro che si è disintegrato? Questo potrebbe aiutarci!"
Carlo annuì e andò da Giuseppe a domandare e quando ritornò dal direttore disse: "Mi ha detto che si chiama "La storia infinita" di Wolfgang Petersen tratto dal romanzo di Michel Ende"
Il direttore digitò cercò tra le cartelle della biblioteca e non riuscì a trovare né "la storia infinita", né tantomeno Petersen o Ende e quando finì la ricerca, alzò la cornetta del telefono compose un numero e disse: "Pronto, è il manicomio? Dovreste venire qui per prendere uno dei nostri dipendenti!"
Carlo rimase un attimo interdetto: "ma mi avevi detto che lo avresti aiutato!"
Il direttore rispose: "infatti, questo è il migliore aiuto che possiamo dargli, nel manicomio troverà persone esperte che potranno aiutarlo! Vedrai che è la scelta giusta!"
Carlo cercò di replicare: "Ma io…"
Il direttore: "Niente ma! Fidati di me! Questa è la cosa migliore che possiamo fare!"

Fu così che Giuseppe fu ricoverato in manicomio.

(continua...)



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